Il mondo vi appartiene
Forse le è rimasto in mente. Forse se lo ricordava
solo in modo latente. Non ne era conscia. Magari proprio perché era una traccia mnestica e non un ricordo vero e proprio è emersa solo ora. Ora che il mondo è in bancarotta, nessuno lo vuole, tutti vogliono la carcassa. Certo è che un titolo peggiore Caroline Bourgeois alla mostra a Palazzo Grassi non poteva trovarlo.
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Già che per l’appunto in Francia La Haine aveva ridicolizzato la sordida pretesa pubblicitaria di coinvolgere, di responsabilizzare, di onorare del possesso di un oggetto – il mondo – che non sappiamo proprio cosa farcene.
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Divertente che sia successo l’esatto opposto di quanto avviene in La Haine: per trasmettere l’idea che il mondo fosse di tutti all’inizio la mostra doveva chiamarsi “Il mondo ci appartiene”, poi si è deciso di cambiarlo in “vi appartiene” perchè quel “ci” suonava troppo autoreferenziale, dato che già la Fondazione Pinault si celebra fin dalla prima sala con il Balloon dog.
Comunque è un titolo che io trovo stupendo!
Non si tratta di volere il mondo, il mondo è già nostro: sta a noi decidere come usarlo, o meglio, viverlo
Non sono convinto che “il mondo è già nostro: sta a noi decidere come usarlo, o meglio, viverlo”. Detto così sembra che “usare” o “vivere” il mondo sia solo una decisione, un gioco della nostra volontà. Mentre invece siamo costretti, in quasi ogni sfera della vita, a usare o a vivere luoghi, spazi, relazioni con le persone e con oggetti che vengono imposti da altri, e perché imposti da altri non dipendono dalla nostra volontà. A me chi sono questi altri importa poco; però so che tentano di farmi credere che in realtà non esistono, e che quindi io sono “proprietario” del “mondo”. Sicché quando, in periodi come questo, va tutto a scatafascio, io questa responsabilità non la voglio avere, pur sapendo che gli effetti si faranno avvertire anche nel mio didietro. E perché va tutto a scatafascio, il tentativo pubblicitario di farmi credere che il mondo sia a mia disposizione è tanto più stuzzicante quanto più sordido; le cose vanno male, dicono, e siccome il mondo è tuo, tu puoi fare qualcosa per cambiarle, e cercando di cambiarle resterai ancora e sempre fedele al mondo, che pensi sia tuo, mentre in realtà non lo è. Sei il capitano della nave, e quindi sei l’ultimo ad abbandonarla! Finché non la abbandoni continui ad alimentare un processo che ti affonda…Il mondo non è mio, non lo voglio…
La differenza è che questa nave non puoi abbandonarla